Come scegliere il parquet: guida completa
Come scegliere il parquet: la nostra guida passo per passo per fare la scelta giusta.
Se stai per ristrutturare la tua casa, il tuo negozio o i tuoi uffici, e non sai quale parquet scegliere, in questo articolo troverai alcuni suggerimenti per aiutarti ad individuare il tipo parquet che più fa per te!
La scelta della pavimentazione in legno di un ambiente, o anche di un intero immobile, è davvero molto importante, poiché deve tener conto di svariate variabili: la tipologia di parquet, lo spessore, la dimensione della singola doga, lo schema di posa, l’essenza del legno, la finitura, e per finire… l’aspetto economico.
Iniziamo dal primo passo:
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Come scegliere il parquet tra massello e prefinito
Differenze tra parquet massello e parquet prefinito
Il “Parquet in legno massello” è realizzato interamente in legno nobile, robusto e durevole, ideale per un investimento a lungo termine. Lo spessore può essere compreso tra gli 8 e i 22 mm.
Da scegliere se si vuole un pavimento più “tradizionale”, interamente in legno, e con un margine maggiore di durata per future rilevigature, proprio perché non ha solo una lamella nobile da 3–4,5 mm ma l’intero elemento in legno massiccio. Inoltre, gli spessori più alti lo rendono sensato quando non si hanno grossi vincoli di quota. Presenta costi più elevati rispetto al prefinito stratificato.
Il parquet “Prefinito” rientra negli elementi multistrato disciplinati dalla norma UNI EN 13489; esso presenta uno o più strati inferiori in legno o materiali a base di legno/lignificati che costituiscono la struttura, ed uno strato superiore “nobile”, ovvero realizzato in legno massello.
Offre un ottimo rapporto qualità-prezzo, elevata stabilità e resistenza alle variazioni di umidità.
Gli spessori in commercio sul mercato italiano vanno da 9,5 mm fino ai 15 mm; gli spessori dello strato nobile invece partono da un minimo di 2,5 mm fino ai 5 mm c.ca. Naturalmente, più è spesso lo strato nobile, più pregiato risulta essere il prefinito, a parità di tipo di posa ed essenza.
Da utilizzare quando contano rapidità di posa, uso quasi immediato e maggiore stabilità dimensionale. Viene fornito già verniciato ed è calpestabile in circa un paio di giorni, oltre che molto stabile grazie al supporto; in pratica, arriva in cantiere pronto per la posa e non richiede lamatura o verniciatura in opera.
Su impianto radiante
In generale, oggi il prefinito/multistrato è la scelta che si preferisce più spesso, perché la struttura stratificata è più stabile e meno soggetta a movimenti e fessurazioni; in ogni caso, il massello non va sempre escluso: in alcuni casi è anch’esso idoneo, purché impianto, posa e condizioni igrometriche rispettino le prescrizioni.
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Come scegliere il parquet prefinito più adatto
In commercio esistono tantissime tipologie di parquet prefinito; di seguito ti indichiamo le più diffuse, con le relative caratteristiche.
Prefinito a 2 strati: caratteristiche e quando conviene
È formato da un solo strato nobile più un unico supporto, che può essere:
- multistrato di betulla;
- legno di pioppo, abete, larice o altre essenze “di supporto”;
- in alcuni prodotti sottili, anche HDF / pannelli a base di legno ad alta densità.
Prefinito a 3 strati: vantaggi e limiti
In questa tipologia, al di sotto dello strato nobile trovi:
- uno strato intermedio portante;
- uno strato inferiore di controbilanciatura.
Nella pratica, lo strato intermedio è spesso in betulla o similare, mentre la controbilanciatura è spesso in conifera oppure in impiallacciatura di bilanciamento. Le altre essenze più utilizzate sono il pioppo, l’abete, il larice).
Come scegliere il supporto: betulla, abete, pioppo, larice o HDF
Di seguito, ti mostriamo una tabella con le varie soluzioni della stratigrafia al di sotto dello strato nobile, con i relativi pro e i contro e i consigli su come scegliere:
| TIPO DI SUPPORTO | PUNTI FORTI | LIMITI | QUANDO SCEGLIERLO |
| Multistrato
di betulla |
È tra le soluzioni più stabili: gli strati incrociati migliorano la stabilità dimensionale; diversi produttori lo usano proprio per questo. | In genere costa di più; in alcuni listini è previsto anche un sovrapprezzo per il supporto 100% betulla. | Quando vuoi privilegiare stabilità, precisione e qualità costruttiva, soprattutto su formati importanti o spessori sottili. |
| Abete | È un supporto tradizionale, leggero e normalmente più accessibile sul piano economico. | È più sensibile alle variazioni di umidità e temperatura; la resa dipende molto da qualità, stagionatura e incollaggio. | Quando cerchi un buon compromesso tra costo e prestazioni, purché il prodotto sia ben costruito. |
| Pioppo/ Larice | È molto diffuso nei prefiniti commerciali e viene spesso indicato come soluzione versatile, con buon rapporto qualità/prezzo. | In genere non è la scelta più orientata alla massima stabilità, che di solito viene associata alla betulla. | Quando vuoi una soluzione equilibrata e diffusa sul mercato, senza puntare necessariamente al supporto più “prestazionale”. |
| HDF | Permette di ridurre lo spessore complessivo fino a circa 9–10 mm; ha buona densità, buona trasmittanza termica e viene indicato come vantaggioso sui pavimenti radianti. | È una soluzione più “industriale” del multistrato in legno; la qualità del pannello incide molto sul risultato finale. | Quando hai poco spessore disponibile, impianto radiante o una situazione con umidità lieve/latente da gestire con maggiore prudenza |
| Struttura
a 3 strati |
La pavimentazione è più equilibrata e garantisce deformazioni minime in ambienti umidi | Di solito comporta più spessore complessivo rispetto a certe soluzioni sottili a 2 strati. | Quando vuoi una struttura più completa e ben bilanciata, frequente nei prodotti flottanti o di formato più importante |
In sintesi:
- Se vuoi la scelta tecnicamente più rassicurante: multistrato di betulla.
- Se hai riscaldamento a pavimento o poco spessore: valuta molto bene HDF.
- Se cerchi equilibrio economico-prestazionale: abete o pioppo sono le soluzioni più diffuse.
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Come scegliere il parquet: spessore
Per scegliere lo spessore del parquet, la regola migliore è questa: non si parte dal “più spesso è meglio”
Spessore del parquet in ristrutturazione
- La prima domanda da farti è: che spessore hai davvero a disposizione? Se sei in fase di ristrutturazione, con porte interne già montate, soglie, portefinestre e pavimenti esistenti da non demolire, spesso conviene stare su un prefinito sottile da circa 9,5 -10,5 mm. Se invece sei in nuova costruzione o hai pieno controllo delle quote, puoi salire senza problemi a 13 – 15 mm nel prefinito o a 14 – 22 mm nel massello, a seconda del formato scelto. I produttori usano infatti gli spessori minori per i prodotti più “snelli” e quelli maggiori per tavole più importanti o costruzioni più strutturate.
Spessore del parquet su riscaldamento a pavimento
- La seconda domanda è: hai un impianto di riscaldamento o raffrescamento a pavimento? In questo caso, a parità di materiale, meno spessore totale = minore resistenza termica: ad esempio, un parquet prefinito a 2 strati da 9,5 mm ha una resistenza termica di 0,066 K/W, uno da 13 mm arriva a 0,093 K/W, uno da 14 mm arriva 0,100 K/W e uno da 15 mm a 0,108 K/W. Quindi, su impianto radiante, di solito ha più senso stare su 10 – 14 mm, salvo esigenze particolari di formato o estetica.
Spessore totale e spessore dello strato nobile: che differenza c’è
- La terza domanda è: che formato vuoi? Se vuoi tavole grandi o molto larghe, in genere serve una costruzione più stabile e spesso anche uno spessore maggiore. I formati più piccoli possono andar bene anche con uno spessore da 9,5 mm, mentre i formati più importanti arrivano a 13 – 15 mm; all’aumentare delle dimensioni dell’elemento, aumenta lo spessore del supporto, proprio per compensare la naturale tendenza al movimento del legno. Questo vale soprattutto per il prefinito.
Quanto conta la rilevigatura nella scelta dello spessore
- La quarta domanda è: quanto conta per te la futura rilevigatura? Nel prefinito non devi guardare solo lo spessore totale, ma soprattutto lo spessore dello strato nobile. Un prefinito con 14 o 15 mm totali ma con nobile sottile non è automaticamente “migliore” di uno da 13 mm con nobile ben dimensionato. Un prefinito può tollerare in genere al massimo 2 rilevigature. Quindi, quando scegli lo spessore di un prefinito, chiedi sempre due numeri: spessore totale e spessore del legno nobile.
Per il massello, invece, il ragionamento è un po’ diverso. Dal lamparquet da 8–10 mm, fino agli elementi più grandi e “tradizionali” di spessore 22 – 24 mm, puoi tranquillamente rilevigare più volte senza preoccupazioni.
La scelta più corretta, quindi, non è “massimo spessore possibile”, ma spessore adeguato alla situazione. In un appartamento con radiante e quota limitata, uno spessore minore può essere tecnicamente la scelta migliore; in una casa senza vincoli, con tavole grandi e ricerca di un effetto più materico, ha senso salire di spessore.
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Come scegliere il parquet: l’essenza
Rovere, Teak, Iroko, Doussié e Merbau: quale essenza scegliere
Per scegliere il tipo di legno del parquet, bisogna tener presente svariate variabili:
- in quale ambiente va posato
- quanta umidità dovrà essere in grado di sostenere
- quanto sarà trafficato
- quanto si è disposti ad accettare il cambiamento di colore nel tempo
- quale livello di manutenzione si vuole programmare.
L’essenza incide infatti su aspetto, durabilità, stabilità e manutenzione; inoltre, su un impianto radiante, o in ambienti umidi, la stabilità dimensionale diventa particolarmente importante.
Per una scelta più equilibrata e “sicura”, il rovere è quasi sempre il primo candidato. È infatti resistente, durevole e molto versatile dal punto di vista estetico; inoltre, si presta bene a colorazioni, spazzolature e altre finiture, quindi è facile adattarlo sia a interni moderni sia a contesti più classici. Per questo è, di fatto, l’essenza di riferimento più diffusa nel parquet.
Se l’ambiente è delicato dal punto di vista igrometrico, allora è necessario dare precedenza alla stabilità del legno, oltre al solo colore. Per bagni (https://arkigo.com/parquet-in-bagno-senza-rischi/) e cucine, le essenze più stabili a contatto con l’umidità sono il Doussié, l’Iroko, il Teak e il Merbau; il Rovere in questi contesti richiede invece più cautela, perché in presenza di umidità può manifestare macchie scure legate al tannino. In pratica: se si prevede la presenza di vapore, schizzi o uso intenso, allora occorre scegliere un’essenza stabile e abbinare una buona protezione superficiale.
Se si temono usura e graffi per la presenza di bambini o animali, non basta scegliere un legno “bello”: in questi casi, serve un buon equilibrio tra essenza e finitura. Il Rovere viene indicato come robusto e adatto agli ambienti molto frequentati; in più, la vernice è generalmente più resistente e più semplice da gestire della finitura a olio, mentre l’olio è più naturale nell’aspetto ma richiede più cura nel tempo. Quindi, in una casa molto vissuta, spesso la combinazione più tranquilla è: Rovere + finitura verniciata opaca.
Come cambia il colore del parquet nel tempo
Poi c’è il tema del colore, ma va letto insieme all’ossidazione. Alcuni legni cambiano sensibilmente tono nel tempo: i legni esotici come Teak, Doussié e Iroko hanno una variazione cromatica più marcata; in generale molti legni tendono a scurire, mentre il Teak tende a schiarire. Questo significa che la scelta non va fatta guardando solo il campione “appena aperto”, ma immaginando anche come maturerà con luce e uso.
Infine, non si deve mai scegliere l’essenza in base all’osservazione del singolo elemento. Nel risultato finale, infatti, contano anche la classe d’aspetto, il formato, lo schema di posa e la finitura. Due parquet nello stesso legno possono dare effetti molto diversi: per esempio un rovere selezionato, uniforme e opaco risulta più sobrio; uno più nodato, spazzolato o tinto risulta più materico e caratterizzato. Per questo, quando scegli il “tipo di legno”, in realtà stai scegliendo un sistema composto da essenza + scelta estetica + finitura.
Per approfondire le differenze tra le diverse specie legnose, può essere utile consultare anche una risorsa dedicata alle proprietà fisiche e meccaniche delle principali essenze del legno.
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Come scegliere formato e dimensioni del parquet
Lamparquet, listoncino, listello, listone e maxilistone
Le principali tipologie di parquet in legno massello sono le seguenti:
- Lamparquet
È il massello “piccolo formato”, senza incastro maschio-femmina. Rientra nella famiglia dei prodotti in legno massiccio senza incastro disciplinati dalla norma europea UNI EN 13227.
Le misure tipo del lamparquet sono, nella pratica, queste:
- Spessore: 10 mm
- Larghezza: di solito 50–60 mm
- Lunghezza: di solito 250–300 mm
- Listoncino
Anche il listoncino è una tipologia classica di massello; in pratica è il formato intermedio della famiglia tradizionale. A seconda del prodotto può essere senza incastro oppure con incastro, ma commercialmente viene sempre percepito come una delle tipologie base del parquet massello.
Le dimensioni più comuni sul mercato sono:
- Spessore: 12–14 mm
- Larghezza: 70–75 mm
- Lunghezza: 300–600 mm
- Listello / listone / maxilistone
Sono i formati più grandi del massello tradizionale. Quando hanno incastro maschio-femmina ricadono nella famiglia degli elementi di legno massiccio con incastro, ricondotta alla UNI EN 13226; in commercio vengono spesso distinti come listello, listone e maxi-listone in base alle dimensioni. Così come riportato nella tabella sottostante:
| Formato | Spessore tipo | Larghezza tipo | Lunghezza tipo |
| Listello | 9-11 mm | 40-65 mm | 190-350 mm |
| Listone | 14-15 mm | 70-120 mm | 400-1.600 mm |
| Maxi-listone | 20-22 mm | 120-140 mm (ed oltre) | 1.500-2.200 mm |
Tavolato in massello
È la versione a tavola più ampia del parquet tradizionale in legno massello. Nella pratica commerciale viene considerato una tipologia autonoma rispetto a listoncino e listone.
Le dimensioni più comuni sul mercato di questa tipologia sono:
- Spessore: 14-20/22 mm
- Larghezza: 100-200 mm
- Lunghezza: 600-2.200/2.400 mm
- Parquet mosaico (o lamel parquet)
È costituito da piccole lamelle di legno massello assemblate in moduli che formano disegni geometrici semplici; la famiglia di riferimento è il parquet mosaico UNI EN 13488.
- Spessore delle lamelle: 8 mm
- Larghezza: 100-200 mm
- Lunghezza: 600-2.200/2.400 mm
- Parquet industriale
È una tipologia di massello composta da lamelle accostate “di taglio” o comunque organizzate in assetti compatti; la famiglia normativa richiamata da UNI per il parquet di legno massiccio con lamelle posate di testa, di fianco e a cassero regolare è la UNI EN 14761.
Viene solitamente fornito preassemblato in moduli, con spessore pari a 14-15 mm, e dimensioni del modulo rettangolari o quadrate fino a 300mm x 300mm c.ca.
Parquet artistico / intarsiato
È una tipologia più decorativa che nasce da composizioni, quadrotte e intarsi in legno massello; sul piano commerciale viene spesso considerata una famiglia a sé. Sul mercato esiste una varietà di formati e combinazioni.
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Come scegliere lo schema di posa del parquet
Per scegliere lo schema di posa del parquet, consigliamo di seguire questo criterio: valuta prima l’effetto che vuoi ottenere nello spazio, poi i vincoli della stanza. In pratica, non scegliere in funzione del “disegno più bello”, ma individua quello che valorizza meglio lo stile, la luce, le proporzioni e il percorso visivo dell’ambiente. In altre parole, lo schema di posa si sceglie in funzione dello spazio che si vuole far percepire e del tono architettonico che si vuole costruire.
Di seguito, ti forniamo alcuni criteri per una scelta adeguata al tuo contesto:
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Parti dallo stile dell’interno
Se vuoi un effetto moderno, pulito e versatile, di solito funzionano meglio gli schemi lineari: posa a correre, cassero irregolare o cassero regolare. Se invece vuoi un risultato più elegante, classico o di pregio, si scelgono più spesso le varie spine oppure schemi geometrici come i quadri.
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Guarda la geometria della stanza
La posa cambia molto la percezione dello spazio: assi orientate in un senso possono far percepire l’ambiente più lungo, nell’altro più ampio. Le assi in orizzontale tendono ad allargare visivamente il locale, mentre quelle in verticale lo allungano; per stanze lunghe e strette suggerisce di far seguire al parquet lo sviluppo dell’ambiente. La posa diagonale, invece, viene spesso usata per dare più dinamismo o per “ammorbidire” stanze irregolari, con presenza di “fuori squadro”.
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Considera la luce naturale
Molti produttori consigliano di impostare il verso di posa in relazione alla principale fonte di luce naturale, perché così si valorizzano meglio venature e profondità del legno. In termini pratici: la luce e il parquet devono “dialogare”, non contrastarsi.
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Valuta il formato delle tavole e la scala dell’ambiente
Le tavole lunghe e importanti rendono meglio in ambienti ampi; nelle stanze piccole o molto arredate spesso sono più gestibili formati più contenuti. In stanze grandi si presta bene la lista lunga, mentre in stanze piccole può avere più senso una lista corta.

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Scegli lo schema in base all’effetto finale
Ecco la regola più pratica:
- A correre / cassero irregolare: nota anche come “posa a tolda di nave”, è la scelta più facile, naturale e contemporanea. Le tavole sono disposte parallelamente, le giunzioni di testa sono sfalsate in modo irregolare e si possono usare anche elementi di lunghezze diverse;
- Cassero regolare: dà un effetto più ordinato, ritmico e “grafico”.
- Spina italiana: ha un carattere classico ma può funzionare anche in interni contemporanei; può persino aiutare a far sembrare più ampia una stanza non grande. I listelli sono disposti a 90° tra loro: la testa di un elemento si accosta al fianco dell’altro, formando il classico disegno “a zig-zag”. È spesso la scelta più semplice quando si vuole una posa a spina elegante ma non eccessivamente scenografica
- Spina francese: i listelli non hanno la testa a 90°, ma sono tagliati a 45°. Accostandosi, formano una sequenza di “V” perfette, molto nette e continue. L’effetto visivo è: più raffinato e più disegnato, molto elegante e rappresentativo, più contemporaneo e “grafico” rispetto alla spina italiana. È una posa molto usata quando si vuole dare al pavimento un ruolo architettonico forte.
- Spina ungherese: anche in questo schema di posa gli elementi hanno le teste tagliate in diagonale, ma in genere con angoli diversi da 45°, molto spesso 30° o 60°. Anche questa crea una sequenza a “V”, ma con un segno più morbido e meno rigido della francese. L’effetto visivo è elegante e classico, più sobrio e meno tagliente della spina francese, molto adatto ad ambienti signorili o di gusto tradizionale; dà il meglio su superfici ampie.
- Quadri / quadrotti: sono più decorativi e adatti a interni classici, storici o molto caratterizzati.
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Non cambiare schema da una stanza all’altra senza motivo
Si può fare, ma in genere il cambio di direzione o di schema è più convincente in case grandi; negli spazi normali, per avere un risultato armonioso, conviene spesso mantenere una logica unitaria.
La sintesi più utile, quindi, è questa:
- lineare se vuoi continuità, pulizia e facilità di lettura;
- spina se vuoi più carattere e valore decorativo;
- diagonale se vuoi dinamismo o correggere una stanza irregolare;
- quadri se cerchi un linguaggio più classico o rappresentativo.
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Come scegliere il parquet: la finitura

Parquet verniciato o oliato: che cosa cambia
Non esiste una finitura “migliore” in senso assoluto, ma esiste certamente la migliore finitura in funzione di cosa si vuole privilegiare tra praticità, naturalezza e manutenzione.
Il criterio di scelta è questo:
- vernice se vuoi un parquet più semplice da gestire;
- olio se vuoi un effetto più naturale e accetti più manutenzione;
- olio/cera, o solo cera, se cerchi un risultato molto materico e sei disposto a seguirlo con più costanza.
Questa sintesi deriva dal fatto che i produttori descrivono la finitura a olio come più naturale e “calda”, mentre quella a vernice risulta più pratica nella pulizia quotidiana e più protettiva verso impronte, gocce e sporco rimosso in tempi brevi.
Se vuoi la scelta più pratica, scegli il parquet verniciato.
Il parquet verniciato si pulisce con facilità, non evidenzia le impronte delle scarpe e tollera bene gocce d’acqua o di altre sostanze se rimosse presto. Le finiture a vernice oggi non richiedono più cere di mantenimento costanti, ma solo eventuali prodotti ravvivanti saltuari. Per questo, in una casa molto vissuta, con bambini, animali o uso quotidiano intenso, la vernice è in genere la scelta più rassicurante.
Esistono diversi tipi di vernice per parquet; le più utilizzate sono:
- Vernice all’acqua monocomponente: è una delle famiglie più diffuse. Dal punto di vista estetico può risultare molto trasparente, abbastanza neutra oppure leggermente calda, a seconda della formulazione.
- Vernice all’acqua bicomponente poliuretanica: è una finitura più tecnica e molto usata quando servono alte prestazioni. Visivamente può andare dal quasi invisibile/naturale fino al satinato o più brillante, secondo il gloss scelto, capace di non alterare la colorazione naturale del legno.
- Vernice “effetto naturale” / effetto legno grezzo: più che una famiglia chimica a sé, è una categoria estetica. L’obiettivo è far sembrare il parquet il più possibile non trattato, con effetto ultra-opaco, molto naturale e poco filmante.
- Vernice con tono caldo / leggermente ossidato: È la scelta opposta rispetto all’effetto grezzo. Qui il legno appare più ricco, ambrato o leggermente “maturato”.
- Vernice UV / finitura industriale UV: è molto tipica dei parquet prefiniti prodotti in stabilimento. Dal punto di vista visivo può essere naturale, uniforme, opaca o altro, ma il suo tratto distintivo è la regolarità della finitura e l’alta resistenza all’usura. Berti descrive la finitura industriale come capace di dare uniformità ottica, morbidezza al tatto ed effetto materico naturale; in un approfondimento recente sulle finiture UV si richiama anche l’ottima resistenza.
Finitura opaca, satinata o naturale: quale effetto scegliere
Se vuoi la scelta più naturale, scegli il parquet oliato.
L’olio lascia il legno più naturale, caldo e vivo; esso non crea una pellicola superficiale come la vernice, ma penetra nel legno e per questo va rinnovato nel tempo. Il vantaggio importante è che piccoli segni e graffi possono essere ripresi anche localmente, senza dover intervenire necessariamente su tutta la superficie. Il rovescio della medaglia è la manutenzione: occorre prevedere una rioliatura annuale o biennale, in funzione dell’usura, soprattutto nei primi anni.
La finitura a cera o olio/cera è una scelta più specialistica.
La cera è utile soprattutto come prodotto di mantenimento dei parquet oliati e va usata con attenzione, senza eccedere, perché una cera sbagliata o in eccesso può creare accumuli superficiali. Per questo oggi, più che come prima scelta “universale”, la vedrei come una soluzione adatta a chi cerca una resa molto materica e accetta una gestione più attenta.
Spazzolato o liscio: differenze estetiche e pratiche
Un altro punto importante: “spazzolato” e “liscio” non caratterizzano la tipologia della finitura principale, ma solo il trattamento della superficie.
È infatti necessario distinguere tra finitura e lavorazione:
- la spazzolatura rende la superficie leggermente irregolare e aiuta a nascondere meglio i segni del tempo;
- il liscio è più uniforme e più sensibile visivamente.
Quindi puoi avere, per esempio, un parquet verniciato spazzolato oppure oliato liscio.
Gli effetti visivi che puoi scegliere
In fase di progetto, puoi decidere che tipo di superficie vuoi ottenere:
- Lucida: ha riflessione alta, superficie più “specchiante” e immagine più classica o formale.
- Satinata: è il compromesso più equilibrato: il parquet riflette la luce, ma senza effetto specchio.
- Opaca: riduce i riflessi e rende il parquet più sobrio e contemporaneo.
- Extra-opaca / ultra-opaca: è quella che oggi si usa molto negli interni contemporanei di fascia alta: il pavimento appare quasi grezzo, molto materico e poco “verniciato”.
- Naturale / raw look: è una categoria vicina all’extra-opaco, ma il punto non è solo il basso gloss: è il fatto che il legno sembri vero, vivo, non plasticato, quasi come appena levigato.
- Calda / ambrata / leggermente ossidata: visivamente il parquet appare più pieno, più dorato, più tradizionale. È un effetto che piace molto quando si vuole una casa elegante ma non fredda.
- Sbiancata o pigmentata: in questi casi, la vernice non è solo protettiva: modifica anche il tono. Si può variare da un “white tint look” a finiture grigie, tortora o chiarissime ottenute con patine colorate e vernici all’acqua opache o “effetto cera naturale”.
In sintesi, quindi:
- Casa molto vissuta, poca manutenzione, massima praticità → verniciato, meglio ancora se opaco o molto opaco. Questa è una raccomandazione basata sulle caratteristiche di pulizia e protezione riportate dai principali produttori.
- Casa elegante, materica, con forte attenzione alla qualità tattile del legno → oliato.
- Ricerca molto artigianale/tradizionale e disponibilità a curarlo di più → olio/cera o cerato.
I CONSIGLI DI ARKIGO:
- Prima di procedere alla posa, fai fare delle prove per verificare se lo schema di posa è davvero quello giusto;
- Qualunque finitura scegli, il parquet resta sensibile a luce, temperatura, umidità e uso quotidiano; ti raccomandiamo di posare il parquet solo in ambienti con umidità relativa intorno al 45-60% e temperatura tra 15 e 25 °C, oltre alla rimozione tempestiva dei liquidi;
- Per una scelta green, scegli una vernice all’acqua, ma con una precisazione importante: “all’acqua” da sola non basta. La scelta più corretta è una vernice all’acqua certificata a basse emissioni, perché anche tra i prodotti all’acqua possono esserci differenze rilevanti nelle sostanze emesse in ambiente interno.
Se non sei sicuro di voler scegliere il parquet, leggi la nostra mini-guida su come scegliere le piastrelle per pavimenti.