Condono Edilizio 2026: tutto quello che c’è da sapere
Il ritorno del tema condono edilizio 2026 nel dibattito pubblico ha riacceso l’attenzione su possibili forme di sanatoria edilizia e sulla regolarizzazione degli immobili con interventi realizzati in difformità edilizia. Tuttavia, quando si parla di condono edilizio è facile che nascano aspettative eccessive: prima di lasciarsi trascinare dall’entusiasmo, è bene ricordare che la via più sicura resta sempre la conformità urbanistica.
Evitare sin dall’inizio abusi edilizi, lavori senza titolo edilizio o opere realizzate in difformità permette di prevenire contenziosi, sanzioni, blocchi immobiliari e difficoltà nella compravendita. Le ipotesi di sanatoria straordinaria 2026 discusse oggi restano infatti solo proposte legislative: nulla è approvato, e la fase attuale richiede massima prudenza.
Condono edilizio e Legge di Bilancio 2026: il ritorno della sanatoria edilizia nel dibattito parlamentare
Nella discussione sulla Legge di Bilancio 2026, il condono edilizio è tornato centrale grazie a diversi emendamenti che mirano a risolvere migliaia di pratiche edilizie pendenti e a ridurre il carico amministrativo dei Comuni. Tra gli oltre cinquemila emendamenti, i più rilevanti riguardano:
- la riapertura dei termini del condono 2003,
- una nuova sanatoria straordinaria sul modello del condono edilizio 1985,
- la chiusura definitiva delle pratiche dei condoni 1985, 1994 e 2003.
Queste proposte, ancora in fase di esame parlamentare, riflettono un tentativo di affrontare eredità amministrative complesse, ma senza introdurre misure generalizzate che potrebbero incentivare ulteriori abusi.
Riapertura dei termini del condono edilizio 2003: una sanatoria edilizia per le pratiche irrisolte
La prima proposta prevede la riapertura termini condono 2003, non come un nuovo condono edilizio, ma come una sanatoria 2003 pensata per chi era rimasto escluso per errori amministrativi nonostante la domanda e il pagamento delle oblazioni. Il caso più rilevante riguarda la Regione Campania, dove migliaia di cittadini si erano autodenunciati senza però ottenere la regolarizzazione degli immobili da regolarizzare.
Gli interventi che potrebbero rientrare nella misura devono:
- essere stati realizzati senza titolo edilizio o con difformità edilizie,
- risultare conformi agli strumenti urbanistici vigenti al 31 marzo 2003,
- non ricadere in zone rosse, aree vincolate o situazioni di speculazione edilizia.
Sarà comunque competenza delle Regioni stabilire criteri, limiti e modalità di regolarizzazione, con un’attenzione particolare a evitare ampliamenti volumetrici o interventi in aree protette.
Nuova sanatoria straordinaria 2026 sul modello del condono edilizio 1985
Il secondo emendamento propone una sanatoria straordinaria 2026, ispirata al primo condono edilizio 1985. L’obiettivo sarebbe quello di regolarizzare abusi edilizi minori completati entro il 30 settembre 2025, senza aumento di volume o superficie.
Tra gli interventi potenzialmente ammessi alla regolarizzazione rientrerebbero:
- tettoie, portici e opere pertinenziali,
- logge, balconi e opere accessorie,
- interventi di ristrutturazione o risanamento eseguiti in difformità o senza autorizzazione.
Una misura che potrebbe chiarire quali abusi rientrano nella sanatoria 2026, favorendo la regolarizzazione degli immobili con opere edilizie minori, purché conformi alla disciplina urbanistica vigente al momento della domanda. Esclusi, tuttavia, interventi in aree con vincoli paesaggistici assoluti o ampliamenti non consentiti.
Accelerazione sulle pratiche pendenti dei condoni edilizi 1985, 1994 e 2003
Un’ulteriore proposta riguarda la definizione delle pratiche ancora aperte relative ai condoni 1985, 1994 e 2003, fissando al 31 marzo 2026 la data entro cui i Comuni dovrebbero completare l’istruttoria. L’obiettivo è chiudere capitoli amministrativi rimasti irrisolti per decenni, ma ciò richiederebbe notevoli risorse agli enti locali, con potenziali rischi di ritardi se non supportati da fondi adeguati.
Prudenza e realismo in attesa di conferme sul condono edilizio 2026
Nonostante il forte interesse per il possibile condono edilizio 2026, al momento:
- non esiste alcuna norma approvata;
- le proposte di sanatoria edilizia potrebbero cambiare;
- la regolarizzazione dipenderà anche dalle decisioni regionali;
- affidarsi ai condoni resta rischioso e spesso più costoso rispetto alla regolarità preventiva.
Per chi si chiede cosa fare con un immobile non conforme o come regolarizzare un abuso edilizio nel 2026, la risposta resta sempre la stessa: puntare sulla conformità urbanistica, evitare interventi abusivi e monitorare con cautela l’evoluzione normativa. In qualità di studio di architettura, consigliamo una due diligence preliminare per valutare la situazione specifica, evitando decisioni affrettate che potrebbero complicare future compravendite o ristrutturazioni.